L'ansia: un fattore spesso sottovalutato

Quando uno pneumologo prescrive una terapia con ossigeno liquido per la cura della BPCO spesso e volentieri si focalizza unicamente sulla patologia, sottovalutando tutti gli aspetti legati alla vita a domicilio. Il paziente che usa le bombole di ossigeno liquido e lo stroller portatile si sente spesso "soffocato" da una terapia che ha come epicentro la bombola: il paziente si rende conto di essere indissolubilmente legato alla bombola, di dipendere da essa. Anche le vacanze o i weekend in altri luoghi diventano un incubo, in quanto le aziende che portano l'ossigeno a domicilio richiedono un preavviso di 7-10 giorni: ogni spostamento è legato a loro, concordando orario e luoghi.
I viaggi in auto di alcune ore diventano impensabili da affrontare: se per caso si va incontro ad una coda o ad un incidente lo stroller può finire anzitempo.
A causa di tutte queste considerazioni il paziente in ossigenoterapia domiciliare decide gradualmente di uscire sempre meno vivendo la terapia come un vero e proprio "carcere", fino a decidere di non muoversi più di casa per non soffrire di quell'ansia derivante dalla paura di rimanere senza ossigeno.
Purtroppo l'ansia è un elemento che aggrava ulteriormente la patologia innescando un circolo vizioso che porta inevitabilmente al peggioramento delle condizioni in pochi mesi o anni.
Fortunatamente la tecnologia sviluppata negli ultima anni ha permesso di creare degli strumenti che liberano totalmente il paziente sia dal vincolo psicologico che logistico: i concentratori di ossigeno portatili, strumenti molto più piccoli dello stroller. in grado di produrre ossigeno al momento e senza alcuna necessità di essere ricaricati di ossigeno.
All'estero sono già una realtà mentre purtroppo in Italia sono ancora poco diffusi.

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